La Basilica Barocca di Sant’Agostino e i Te Deum

LA BASILICA BAROCCA DI S. AGOSTINO (il  gioiello barocco nel territorio del Quartiere di Piazza San Giusto)

Parrocchia  Titolare del Quartiere di S. Andrea in Arezzo


“Sant’ Agostino”; gioiellino rococò, ubicato a sud est nel Quarto biancoverde di Porta S. Andrea. Una Compagine, la propria Chiesa, la tradizione giostresca. “Da San Giusto a Piazza Grande”.
(testo di Fabio Pecchi) con il patrocinio del parroco Don Sergio Carapelli, della Soprintendenza aretina, della Parrocchia agostiniana; nonchè, della Compagine biancoverde.
Progetto grafico, immagini e impaginazione a cura di Alessandro Benci

L’Interno della Basilica

L’elegante interno barocco-rococò della Basilicadi  S. Agostino, parrocchia-oratorio del Quartieredi Porta S. Andrea. La Basilica è stata edificatadal Vescovo Guglielmino degli Ubertini nel 1257.

L’abside centrale della basilica è arricchita di stucchi (G. e F., Rusca, C. Sproni) di biancoverde dipinti.
Architetto F. Giustini.
L’attuale struttura barocca della basilicaè stata ultimata nel 1766.

 (A. Andanti, L. Berti, A. Cherici, G. Cherubini, F. Fabbrini, A. Fatucchi, L. Fornasari, F. Paturzo, P.L. Rossi, M. Salmi, C. Santori, C. Starnazzi, A. Tafi)

La foto di Bruno Tavanti è tratta dal volume: “Il Seicento ed il Settecento ad Arezzo – Architettura, scultura, pittura”, di Andrea Andanti Edito dal Comune di Arezzo, Assessorato al Turismo, Febbraio 1990.

 

Le opere d’arte

IL QUARTIERE E LA PROPRIA CHIESA

La bella chiesa di Sant’ Agostino, di cui la presente guida vuole approfondire e puntualizzare la storia e studiare e valorizzare i suoi molti pregi artistici, fin dal 1931, cioè dall’anno in cui si è corsa, nella nostra città, la prima Giostra del Saracino dell’epoca contemporanea (dando inizio così un’ importantissima rievocazione storica di un torneo cavalleresco medievale )è stata eletta a luogo sacro alle cerimonie religiose del Quartiere di Porta Sant’Andrea, che ha per colori araldici il bianco ed il verde e che, fra le restanti tre parti in cui, per antica tradizione,si divide la città di Arezzo ( Porta Crucifera, Porta del Foro e Porta Santo Spirito ), è quella situata a Sud- Est . Essa ancora include nel suo territorio questo antico edificio di culto ( venne fondato nel 1257 ) che poi non è lontano da Palazzo San Giusto, la prestigiosa Sede storica della nostra Compagine.
I legami fra la chiesa e la parrocchia di Sant’ Agostino e la Compagine Biancoverde si son fatti più forti negli ultimi sessanta anni, soprattutto grazie alla personalità e all’opera di don Mario Randellini, storico parroco di Sant’Agostino che qui fu attivo dal 1954 fino alla morte, avvenuta nel 1991. Per la sua impegnata, vigile e sollecita azione pastorale, che interessò pure il mondo giostresco, egli fu davvero ‘il Parroco di Porta Sant’ Andrea’. E assieme a lui spicca la figura, esuberante ed estrosa ( fu musicofilo e musicologo, appassionato di storia religiosa locale e giornalista vivace e partecipe ), di don Renato Bertini (deceduto nel 2005), rettore della vicina e soprastante chiesa di San Gimignano, sempre in territorio nostro. Se don Mario fu ‘il Parroco del Quartiere’, don Renato fu ‘un parroco Quartierista’, accanito tifoso del Sant’Andrea, tantoché spesso e volentieri sostituiva don Mario nel rito della benedizione che viene impartita alla comparsa del Quartiere prima di ogni Giostra. Son quindi rimasti famosi gli ‘amorevoli sproni’ da lui, personaggio sanguigno quanto genuino, espressi pubblicamente in queste solenni occasioni. In particolare, se ne ricorda uno in cui: “Andate e vincete !” – avrebbe esclamato, stizzito, nei riguardi dei due giostratori che, in attesa di cimentarsi in Piazza Grande contro l’automa di Buratto, Re delle Indie, stavano, a cavallo, di fronte a lui “Altrimenti saranno sonore legnate” – continuò, deciso, nei loro confronti. “Dovrete riportare la Lancia d’Oro in sede ! Non si vince da troppi anni. Diversamente, sarete ancora strigliati a dovere – e per l’ennesima volta – dalla nostra Compagine”. Questo gustoso episodio è rimasto celebre nella storia del Quartiere ed è ricordato spesso, persino presso il Museo dei Trofei, ubicato all’interno di Palazzo San Giusto.

Forse queste sue parole furono pronunciate il 1° Settembre 1957 quando finalmente si rivinse dopo molti anni: esattamente dal 1939. Lì per lì, agli altri – non fu dato subito sapere – che per ironia del fato, storicamente, il successo del ‘57 acquisisse valenza doppia, perché conseguito proprio nel 7° Centenario della posa della prima pietra della chiesa di Sant’Agostino in Arezzo. Al Quartiere, questa provvidenziale vittoria (riportata rispettivamente da Tripoli Torrini –il 10° successo, nella carriera di questo giostratore — e da Ivo Bottacci: il 3° ed ultimo della sua vita ), seppure a livello ufficioso, è ancora oggi considerata come, la ‘Lancia d’Oro della Prima Pietra’, dedicata alla storia della nostra chiesa e a celebrare la parrocchia stessa. Il successo che interruppe “l’infinita astinenza”. Non è errato dichiarare, adesso, a distanza di molti anni, che, per don Renato quanto per don Mario, il 4° trofeo, riportato da S. Andrea nel 1957, ebbe doppio valore per entrambi. Testimonianze certe poi, riportate in modo fedele a suo tempo, dalla famiglia di Italo Mannucci, rivelano che i festeggiamenti per questo importantissimo trionfo furono davvero grandiosi e degni di memoria e non solo sotto il profilo coreografico e ludico. Per quei due sacerdoti, legati profondamente sia a Sant’Agostino che al Quartiere. Quella vittoria – la prima nel dopoguerra – ottenuta dopo una lunga assenza di Lance d’Oro, fu vissuta – e non poco – come un presagio e un cambio di rotta benevolo. Tanto giostresco, quanto religioso. Quelli furono anni davvero oscuri, per la storia della nostra Compagine. Premetto ripetere : dal 1939 al 1957 (ma dal 9 Giugno 1940 al 12 Settembre 1948, a causa della II Guerra Mondiale e delle difficoltà politiche ed economiche seguite alla fine di quell’immane Conflitto, non si corse Giostra ) Sant’Andrea non vinse mai.
Don Mario e don Renato, nel territorio Biancoverde, sono stati decisamente – in quegli anni e non solo – punti di riferimento spirituale fondamentali ed il loro rapporto con vari Capitani, Rettori nonché con tutto il popolo del Sant’Andrea, è quasi sempre stato sincero e in gran parte aperto alla collaborazione. Dagli anni ’60, insomma, sono fiorite ancor più numerose le celebrazioni ecclesiali e le funzioni solenni che, per il nostro Quartiere, in questa Chiesa, si tengono ogni anno. E così è anche oggi, grazie soprattutto alla viva, partecipe e cordiale impronta impressa alle relazioni reciproche dall’attuale parroco don Sergio Carapelli ( benemerito anche per aver voluto la realizzazione di questa guida ), al quale, da circa due anni, si è aggiunto, in funzione di cappellano, don Francisco Torres Lopez. E a rendere ottimi i rapporti fra i parroci ‘agostiniani’ – specie don Sergio – e il Quartiere molto ha contribuito l’alacre e attento operare in merito di Gianni (‘Nana’) Sarrini, Consigliere Biancoverde incaricato. Oltre ai Te Deum ufficiali di ringraziamento tenuti in occasione di ogni vittoria, tra i primi anni ’90 e il 2004 – ad esempio – in occasione della liturgia eucaristica vespertina, delle ore 18, che si celebra annualmente alla data del 30 novembre per la ricorrenza canonica intitolata a Sant’Andrea Apostolo, alcune Lance d’ Oro conseguite dal Quartiere furono portate solennemente in Sant’Agostino, in ‘guanti bianchi’, da una nostra numerosa Comparsa. La devozione a Sant’Andrea, il primo chiamato da Gesù e che è Patrono del Quartiere ( nel nostro stemma campeggia la sua croce decussata ), si è poi arricchita – grazie alla collaborazione del defunto mons. Andrea Colavolpe (1929 – 2013) e alla sensibilità e alla buona disposizione dei Rettori e dei Consiglieri in carica – di uno speciale rapporto con la splendida cattedrale di Amalfi stessa, dove, al tempo delle Crociate, da Costantinopoli, furono collocate le spoglie di Sant’Andrea: l’apostolo era stato martirizzato a Patrasso, in Grecia, verso il 60 d.C., e lì per qualche secolo il suo corpo fu sepolto per poi essere solennemente portato nella capitale dell’Impero Bizantino e da qui, infine, – come or ora si è detto – nella gloriosa capitale dell’unica Repubblica Marinara del Meridione d’Italia.
Oltre la chiesa, la vasta piazza ad essa antistante. Dopo le iniziative messe in atto nei lontani festeggiamenti per le Lance d’Oro ottenute nel 1957, 1963 (caratterizzati dalla sistemazione di alcuni ‘pali della cuccagna’ ) e 1968 – Piazza Sant’Agostino – fu nuovamente coinvolta in seguito al 9° successo del S. Andrea, ottenuto il 5 settembre 1976. Nel palinsesto dei festeggiamenti, infatti, la celebre cantante Mia Martini (Mimì Bertè, 1947- 1995) si esibì in piazza, nei pressi del ‘fontanone’, per un memorabile concerto-live accompagnata al pianoforte dal bravo – e simpatico – Maestro Enrico Simonetti (1924 – 1978). Riguardo a tempi decisamente più recenti, invece, in Piazza Sant’Agostino – da sempre considerata, come il ‘salotto buono’ del Quartiere – è stato tenuto nel 2013 il ‘Convito della vittoria’ per degnamente solennizzare il 33° trofeo Biancoverde: una bella Lancia d’Oro (realizzata dall’intagliatore aretino Francesco Conti, su bozzetto dell’artista romano Filippo Meligrana) e intitolata alla memoria dell’Innovatore della Lirica, Giuseppe Verdi (1813 – 1901), poiché in quell’anno si celebrava il 2° centenario della nascita di quel grande Musicista. Fu una serata davvero memorabile e non solo per quanto fu servito in tavola e per la folla che vi partecipò (oltre 1000 persone), ma perché la facciata della nostra chiesa fu animata e trasformata da fantastici giochi di luce Biancoverde.
Per quanto riguarda i vertici del Sant’Andrea, dopo Mario Coleschi – nel 1957 – e ancor prima di lui, negli anni ’30, Giovanni Cappelli e Guido Cinquini, sono stati numerosi, negli anni ’50 e in seguito, i Capitani Biancoverde che presero parte a riti officiati in Sant’Agostino, in occasione di varie celebrazioni eucaristiche dedicate al nostro Santo Patrono. E se fra tutti spicca Enzo Piccoletti (1925 – 1996) – appassionato, entusiasta cultore della Giostra del Saracino, nonché mitico, indimenticabile nostro ‘Condottiero’ dal 1959 al 1975 – eccone altri: quali Mario Ciofini, Carlo Fardelli, ancora da Sergio Nasi a Mauro Dionigi, o Andrea Lanzi (il Capitano, che in Biancoverde – grazie ai suoi 8 successi ottenuti in San Giusto, fra il 1998 e il 2010 – ha vinto di piu’) e Luca Bichi, sino all’attuale che è Marco Fardelli (“Globo”; il figlio di Carlo). Così come tutti gli altri Rettori della Compagine, quali Giacinto Marcantoni-Sarrini (5 successi in Biancoverde, fra il 1957 e il 1975), Giuseppe Municchi (9 successi, fra il 1976 e il 1990) e ancora Faliero Papini (ben 10 successi nel ruolo, fra il 1991 e il 2007) o Mario Brigidi (per le ultime 2 affermazioni del Novecento e, in ‘doppietta’; quelle del 1998 e 1999) sino ad arrivare a chi lo è, altrettanto e in modo valido, oggi. Vale a dire, Maurizio Carboni (6 successi, recenti, fra il 2008 e il 2015).
“Il rapporto religioso, come la tradizione giostresca aretina e – soprattutto – il legame instaurato tra il nostro Quartiere e la stessa Parrocchia non debbono esaurirsi mai” – ebbe a dire, negli anni ’80, don Randellini dall’altar maggiore, durante una sua celebre omelia e rivolgendosi ai Consiglieri Biancoverde che erano intervenuti in Sant’Agostino per partecipare ad una funzione religiosa officiata per il conseguimento di una Lancia d’ Oro molto importante. A distanza di trent’ anni e più, dalle considerazioni e dalle speranze espresse da Don Mario potremmo ben dire che il legame tra la Parrocchia e la propria Compagine non ne esce solamente rafforzato, bensì cementato, così da rinsaldare e sostenere ancor più — oltre la leggenda, il cuore, i percorsi di vita — specialmente l’Identità Giostresca. Sia consentita, un’ultima osservazione fra “Arte e Giostra”. Nel vivace e fascinoso interno rococò di Sant’Agostino, i colori dominanti, sono il bianco ed il verde; proprio gli stessi del nostro Quartiere. Pura coincidenza, o … voluntas Dei ?

– “Divus Andreas Superior Discedit” –

(2016)

I Te Deum

Fiori d’Arancio

Vasi di calle ed anfore fiorite,
l’antica chiesa adornano.

Tutto è cornice amena dell’altare.

Di bianco-verde i fiocchi di rafia,
come ghirlande luminose
dalle navate declinano lievi,
fra stuoli di lacrime e sorriso.

Per i colombi,
dalle certezze persuasi,
son lieti primordi di connubio.

Sacri patti inscindibili,
d’imperituro Amore.

(Rito matrimoniale santandreino
in Sant’Agostino, anni ’90)

A Sant’Andrea

Dall’ocra delle vetrate più alte
nella “basilica” rischiarata
per arte accresciuta di pale,
sculture e amorini

fra bianchi stucchi barocchi,
al contorno fregiato di grazia.

Schierata ad onore è la Comparsa
raccolta d’Amor sommo or rivolto
ad Andrea il Santo ed alle Aste proprie.

Memorie di storia, ancor più affettive,
per l’amata Croce;
solennizzata già dalla gloria.

 


BIBLIOGRAFIA
Da “Il giardino delle muse” rubrica della rivista “Bacherontius” di Santa Margherita Ligure (GE) pag. 36 a cura di Federico Caldera:
Si tratta di una guida storico-artistica che passa in rassegna tutto quello che c’è da sapere sulla nascita e la storia di una chiesa aretina[…] La posa della prima pietra del complesso conventuale, destinata ad ospitare i frati Agostiniani, è datata 1257 ed è aperto al culto nel 1273 / 4. L’ordine agostiniano rimase ad Arezzo fino ai primi del 1800 (per la precisione 1808), quando Napoleone lo scioglie. Ma la loro “casa” parla tuttora di una eredità spirituale feconda che conserva elementi di attualità. Il volume segue l’evoluzione di questa presenza, prima in una “cella” di eremitaggio, poi nel complesso di Sant’Agostino che viene quasi subito inglobato nella cerchia delle mura e vive le stagioni del XIV, XV, XVI secolo come centro importante, che richiama artisti famosi per arricchire la sua dotazione di pale, tele, affreschi, statue. Una guida completa che spazia con naturalezza attraverso i secoli fino a oggi, in cui è ancora una chiesa di grande importanza e venerazione.[…]